>>> YOU ARE VIEWING A 200 LINE SAMPLE OF EBOOK# E06019 <<< TITLE: NANA A MILANO AUTHOR: CLETTO ARRIGHI EBOOK: E06019 (O'Briens Book Cellar) LANGUAGE: ITALIAN NANA A MILANO PER CLETTO ARRIGHI ______ EDIZIONE PRIMA ____ MILANO 1880 ENTRATURA Gli svegliarini critici dei nostri giorni sono tanto scorbellati, che se l'autore d'un libro non ha la precauzione di spiegarsi un poco, su cio che ha inteso di dire e di fare, va a rischio di sentirsene a dir delle belle. Per prima questione s'affaccia quella della scuola o del genere. Che ormai le panzane romantiche "fra il didascalico e il rompiscatole" a situazioni in sospeso, a caratteri tirati a pomice, e a personaggi tirati pe' capegli siano andate giu di moda e non piacciano piu neppure ai ragazzi non ci sara forse a negarlo altro barbassoro, fuorche un professore famoso per un certo suo _grido_. Dunque, se voi signori, che state per leggere siete di quelli che nei racconti dei fatti contemporanei amano i _babau_ della sospensione romantica e si compiacciono di non tirare il fiato se non dopo d'essersi bene assicurati che il fratello del figlio, del nipote, della cognata, del protagonista e appunto il padre dello zio, del genero del cugino, dell'eroina, e vogliono che l'intreccio incominci, si complichi e si sciolga col finale trionfo di tutte quante le virtu e col suo bravo castigo di tutte quante le colpe, se voi, dico, avete di queste fisime felice notte. Oggidi, mi duole il dirlo, tutto va a rovescio di quella conclusione, giacche le virtu che trionfano e le colpe che si castigano sono cose lasciate tutte all'altro mondo. Dunque _realismo_! E realismo vuol dire verita, vuol dire ricerca di cio che veramente succede, sia pur doloroso e brutto; vivisezione, fisiologia palpitante, studia della vita quale essa si mostra, senza rispetti umani e senza reticenze. Chi scrive _Nana a Milano_ ormai non ammette in arte che il realismo; giacche egli segue il suo tempo e nelle cose dell'oggi vede appunto la inesorabile verita, che fattasi iconoclasta, abbatte dovunque le imagini della finzione romantica: il cattolicismo e distrutto dal libero pensiero, la bibbia e annientata dalla scienza, la filosofia e sconfitta del positivismo, la pittura dalla fotografia, la scultura dalla galvanoplastica, la musica dall'aritmetica. Vedete persino sul palcoscenico le illusioni che bastavano ai nonni come cedono il posto ai simulacri della realta: ai gabinetti e ai salotti dipinti a prospettive ed a scorci si sostituirono dei gabinetti e dei salotti reali, per mezzo delle scene parapettate; alle cascate d'acqua fatte, una volta, di tela d'argento girante sul rotolo, si sostituisce l'acqua vera, cadente dall'alto e spruzzante le gambe delle ballerine... che magari non sono _reali_ del tutto! Se non che e noto che ci sono due modi molto diversi di fare del realismo: c'e il realismo decente e c'e l'indecente. C'e il realismo decente nella forma, indecente nella sostanza, e c'e il realismo decente tanto nell'una che nell'altra. Tutta quanta la morale femminile della nostra societa frolla e senza convinzioni molto fisse, risiede ormai nella decenza. In questa parola sta appunto anche l'avvenire della nuova scuola naturalista, tanto osteggiata da chi non l'ha ancora capita, e tanto compromessa da chi nella forma non ha saputo trovare il giusto mezzo fra la verita nuda e cruda e la desiderata decenza. Le trivialita, le bassezze, le turpitudini, le laidezze e le miserie umane--le quali in passato furono lasciate indietro da tutti i romantici, come cose da non svelarsi--devono essere portate in pubblico, chiarite, discusse, sviscerate una buona volta, perche servano di leva al rimedio di ammaestramento, agli ingenui, di castigo e di flagello ai viziosi. Tutto sta dunque a saperle svelare con decenza. Emilio Zola, che e pur sempre decente _nella forma_, ci presento in Nana una donna che _nella sostanza_ non lo poteva essere del certo. Puttana sbracata, rotta ad ogni turpitudine, in un ambiente di cinismo e di depravazione, per conservarsi vera, e reale doveva riuscire per forza molto indecente. Ora se, partita da Parigi e capitata per caso a Milano sullo scorcio del 1869, la Nana di Zola si fosse conservata tale e quale ce l'ha presentata il romanziere francese, io dal canto mio non avrei fatta certamente la fatica di ricominciarne la storia da lui lasciata a quel punto in sospeso. Non l'avrei fatto, ancorche avessi potuto pensare che per quanto essa fosse rimasta la stessa sgualdrina, pure le differenze di ambiente, di influssi, di contorni di conoscenze dovevano dar luogo ad altrettante differenze di linee, di tinte, di chiaroscuri e di avvenimenti. Ma Nana giunta a Milano non era piu ne poteva essere piu la stessa donna ch'ella era a Parigi. Io l'ho conosciuta nei pochi mesi che stette nella mia citta, l'ho studiata e ho trovato che il mutamento avvenuto in lei era cosa degnissima di studio attento e profondo, e che il mondo milanese, che s'aggirava intorno a lei sarebbe stato un vero peccato mortale se lo si fosse trascurato e non si fosse pensato da alcuno a portarlo innanzi ai lettori fotografato e caldo in una fisiologia di costumi contemporanei. Quella _cocotte_ francese, sfinge non egiziana metteva tanta suddizione e pur tanta concupiscenza nel cuore di certi nostri giovani i quali colle dame e colle crestaie concittadine si mostravano audacissimi, e ha dato una tinta cosi speciale ai fatti; della vita milanese e ai caratteri delle persone colle quali ebbe a che fare, nei pochi mesi di sua residenza, che bisognerebbe essere proprio un balordo per non cavarne un libro interessante. In quanto a lei, chi avrebbe detto che nel nuovo ambiente milanese, dovesse apparire assai diversa da quello che ce l'ha descritta e tramandata lo Zola! Nessuna donna forse ebbe piu di Nana le doti che si attribuiscono al camaleonte; nessuna piu di lei sapeva trasmutarsi da un giorno all'altro, e da abbietta cortigiana diventar magari una signora rispettata e superba. Ed ecco perche a me e venuto il grillo di ripigliar da Zola istesso questa donna stranissima, che riusci a miei occhi un tipo unico di figlia di Eva del nostro tempo, un problema di isterismo a freddo, una personificazione dello spirito scacciapensieri, una sintesi di puttanesimo rapace, un'epopea: di calcolato disinteresse, un campo aperto di capricci, di estri, di fantasie, di voglie, di brame, di vanita, di ambizioni, di vaneggiamenti, di simpatie, di antipatie, di libidini, di freddezze, di affetti, di passioni in continua contraddizione con se stessi; anzi in continua ribellione fra loro, un tipo di avarizia, un mostro di prodigalita, un ecatombe di _toilettes_, un entusiasta del risparmiare, un apoteosi di poltroneria, un prodigio di attivita, un iperbole di egoismo, un miracolo di buon cuore, una iena pazza di ferocia, un'incapace di veder soffrire una formica, una capace di ripetere con Brillat Savarin che in una tal salsa avrebbe mangiato volentieri suo padre! Un ultimo avvertimento, perche io bramo sopratutto di essere sincero. Qualche lettore, in questo mio nuovo studio della vita milanese contemporanea, trovera delle scene che non gli giungeranno sconosciute. Un episodio infatti di _Nana a Milano_ mi servi gia a scrivere una commedia che ebbe lieto successo sul teatro milanese. Alcuni altri frammenti io pubblicai prima d'ora, in qualche giornale italiano e non riusciranno nuovissimi a chi per caso li avesse gia letti in que' periodici. Io non saprei dir a questi signori se non che oggi li ritroveranno, se non foss'altro, sotto la loro vera luce e al loro posto preciso. Chi poi credesse di trovare in questo libro, un dramma giudiziario _con simulazione di parto_, che levo rumore grandissimo in questi giorni, si pulisca la bocca. CLETTO ARRIGHI. Milano, 20 giugno 1880. I. Nell'ottobre del 1866, moriva in Milano di pneumonite il vedovo conte Guglielmo O'Stiary dopo una fiera malattia di cinque giorni. Lasciava un milione al suo unico figlio Enrico, di passa vent'anni, col patto espresso nel testamento, ch'egli non potesse andar in possesso assoluto e dispotico della sostanza se non compiuti i ventiquattro, come portava la legge cho vigeva al tempo degli Austriaci. In caso che l'erede avesse voluto fare opposizione al testamento il severo babbo lo privava di tutto, e sostituiva nella eredita: _il Sacro Cuore di Gesu_. I titoli per diseredare suo figlio Enrico, secondo lui, non mancavano. Egli era fuggito dal collegio dei Barnabiti, adolescente ancora, per correre a combattere gli Austriaci con Garibaldi. Egli si mostrava irreligioso e liberale. Egli sarebbe riuscito, senza alcun dubbio, prodigo e dissoluto. Il conte Guglielmo O'Stiary discendeva da una famiglia irlandese molto cattolica, stabilitasi a Milano nel secolo decimosesto. Enrico O'Stiary ricevette la notizia della malattia mortale del babbo, quando questi era gia spirato. La campagna contro gli Austriaci era finita. Chiese ed ottenne il congedo e parti, sperando di rivedere ancor vivo l'autore de' suoi giorni, che egli amava in cuor suo di grande e profondo affetto, malgrado la di lui severita piuttosto unica che rara. Quando giunse a Milano trovo che suo padre era gia stato seppellito da una settimana. E intanto l'esecutore testamentario, don Ignazio Martelli, di lui zio materno, aveva gia pensato in fretta ed in furia a praticare certe operazioni e certe riduzioni nell'appartamento, nella cucina e nella <<< END OF SAMPLE... (THE FULL EBOOK HAS 464475 TOTAL CHARACTERS) >>>